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La tazzina delle meraviglie

caffe.jpgPortare una tazza di caffè fumante alle labbra è un gesto diffuso dalla notte dei tempi e in buona parte del mondo. Sulle origini di questo gesto consueto vi sono molte leggende. Una delle più note proviene da un monastero yemenita e racconta di un monaco che avendo saputo da un pastore che le sue capre e i suoi cammelli si mantenevano vivaci anche di notte se mangiavano certe bacche, preparò con queste una bevanda, nell’intento di restare sveglio per pregare più a lungo. Un’altra leggenda riguarda Maometto: si narra di un giorno in cui il Profeta si sentiva malissimo, quando l’Arcangelo Gabriele gli venne in soccorso portandogli una pozione inviatagli direttamente da Allah. La bevanda era scura come Sacra Pietra Nera della Mecca. Maometto la bevve, si rianimò di colpo e ripartì per grandi imprese.
In Occidente, il caffè approdò per la prima volta a Venezia dove si pensa, sia stata aperta la prima “Bottega del Caffè” nel 1640: il successo fu immediato ed il caffè si diffuse in ogni città italiana, sia come bevanda, sia sottoforma di locale di sosta e di ristoro.
Il suo dilagare nel mondo fu facilitato dalla lotta di interessi tra chi voleva conservare l’esclusiva della preziosissima sostanza e chi desiderava ottenere una parte dei profitti che essa procurava.
Nel 1690 un comando di marinai olandesi sbarcò sulle coste di Moka, nello Yemen, e riuscì ad impadronirsi di alcune piantine: dopo pochi anni, fiorirono le prime piantagioni a Giava e a Sumatra. In seguito il caffè si diffuse in tutta l’America Centrale e Meridionale dove, specialmente in Brasile, esistono tutt’oggi le maggiori piantagioni del mondo.

“Esso è un offa seducente pei guardiani scrupolosi, è un sonnifero eccellente per le vecchie e pei golosi, dà coraggio alle figliuole che han paura a dormir sole, svegliarino è per l’amore, e di certo non c’è niente più possente del caffè…”

da: “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizzetti

Un caffè a regola d’arte

caffe2.jpgEcco le regole principali per la preparazione del vero caffè all’italiana che naturalmente, è quello fatto in casa con la moka.
Acquistare una buona marca di caffè, pregiata per qualità e adatta al nostro gusto.
Evitare miscele con surrogati.
Usare acqua fresca e leggera, desalinizzata e povera di calcare.
Dosare convenientemente le porzioni di caffè e la quantità d’acqua: in genere va considerato un cucchiaio da tavola scarso a persona.
Non accelerare i tempi di preparazione introducendo nella caffettiera acqua calda; anzi partire dall’acqua fredda e pazientare qualche minuto.
Non premere la polvere nella caffettiera ed eliminare eventuali grumi.
Seguire la fase di infusione senza abbandonare la caffettiera sul fuoco e lasciando il coperchio sollevato per evitare che la condensa di vapore precipiti nel raccoglitore, bruciando o alterando il gusto del caffè.
Togliere la caffettiera dal fuoco a caffè pronto; la bevanda non deve mai arrivare a bollire.
Bere il caffè molto caldo e appena fatto: è il momento più indicato per goderne aroma e gusto pieni.
Il caffè rimasto va conservato in recipienti di vetro o ceramica, mai nel metallo; inoltre va riscaldato a bagnomaria o a fuoco minimo su piastra elettrica, mai direttamente sul fornello.
Pulire accuratamente la caffettiera ogni volta che si usa, non usare sapone o detersivi ma sciacquare con acqua bollente; la pulizia del filtro va fatta con molto scrupolo perché è il punto in cui potrebbero annidarsi residui e depositi con conseguenti effetti negativi sulla bevanda; prima dell’impiego di caffettiere nuove o di quelle a riposo da lungo tempo è consigliabile farle bollire con poco caffè.

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