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A cena con Tosca

tosca.jpgLa sceneggiatura di “Tosca” a Roma apre una bella serie di possibilità gastronomiche! Nessun cantante lirico potrebbe negare l’importanza del cibo nell’ Opera Italiana. Nel caso di Tosca, è divertente indovinare cosa i personaggi stiano mangiando.
All’amante di Tosca, Cavaradossi, viene offerto un cestino alimentare dal sacrestano della chiesa. Probabilmente il pasto non era molto dissimile da quello che potrebbe essere oggi – una fetta di pane, probabilmente bianco, dal momento che Cavaradossi era un nobile ed erano i contadini che mangiavano pane nero; un formaggio locale di pecora, come il Cacio che possiamo trovare anche oggi. Senza dubbio a ciò si aggiungevano un po’ di salame contadino ed una coppa di vino – probabilmente un vino di Orvieto.
E il capo della Polizia, Scarpìa? Come succede ancora oggi, per Scarpìa il cibo rappresentava un simbolo di status sociale. Il suo pasto cominciava la mattina con tartine assortite, poi una minestra per pranzo (generalmente con brodo di carne) o anche ravioli, seguita dal bollito, da formaggi e verdure aromatizzate con noce moscata ed erbette. Alla fine, i servi solitamente portavano un enorme vassoio d’argento con un agnellino intero, molto simile nella cottura all’attuale porchetta, farcito con strisce di prosciutto o guanciale, arricchito con spezie varie e spruzzato col vino rosso.
Per dessert, Scarpìa probabilmente gustava pasticcini, del fantastico marzapane ed un dolce con panna. Il vino spagnolo a cui l’Opera fa riferimento era probabilmente dolce – un rosso e ricco Oloroso Sherry.

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