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Una marchigiana “teramana” a Roma.

bistecca.jpg“I Piaceri della Carne”. Questo è il titolo dato alla serata dal Gal Appennino Teramano che ha presentato, nel corso di una cena di altissimo livello, la pregiata carne “marchigiana”. Presenti alla serata, oltre ad alcuni dei più importanti nomi della macelleria capitolina, anche prestigiose firme del giornalismo enogastronomico e non. Un menu straordinario, quello proposto da Francesco Liguori, chef del Ristorante Zunica di Civitella del Tronto e da Alberigo Acciaio, chef dell’Istituto Alberghiero “Di Poppa” di Teramo, perfetto per esaltare questa carne di altissima qualità. A condurre i presenti attraverso un percorso assai gustoso, dalla amuse bouche alla spuma di marchigiana fino alla classica brace, passando attraverso la “noce” in galantina, il “piccolo grande lesso” e il raviolo aperto con ripieno a sorpresa, due importanti nomi del giornalismo di settore come Antonio Paolini e Roberto De Viti.

UN PRODOTTO CHE CRESCE

La Provincia di Teramo, dopo quella di Macerata, è la seconda in Italia – insieme a Benevento - per numero di capi di razza marchigiana. Un po’ paradossalmente, anche in Abruzzo, è più facile che si chieda una “chianina” piuttosto che una “marchigiana” e questo nonostante i numeri confermino un trend di continua crescita, di vendite come di allevamenti.
Dal 2002 ad oggi le macellazioni certificate di bovini di razza marchigiana Igp sono aumentate in Italia e in provincia di Teramo del 63%. Soprattutto dopo il “caso” Bse, il vitellone bianco, è stato riscoperto dagli allevatori italiani e sta incontrando il favore dei consumatori.In Abruzzo i punti vendita nei quali è possibile acquistare carne marchigiana Igp sono 40, il 67% dei quali concentrati nella grande distribuzione organizzata, il 27,6% nelle macellerie.
A Teramo i punti vendita della marchigiana sono 14. Il 70% del prodotto finale finisce nelle mense, mentre solo il 30% viene consumato nei ristoranti o nelle abitazioni. Complessivamente in Italia i punti vendita sono 567, e l’Abruzzo è la sesta regione italiana, dopo Toscana, Marche, Emilia Romagna, Umbria, e Campania. I principali problemi con i quali si devono confrontare gli allevatori restano la dimensione limitata delle aziende, che sono molto frammentate, l’ età anagrafica dei produttori – manca il ricambio generazionale - e, soprattutto, non sono stati affrontati in maniera sistematica gli aspetti legati alla promozione e alla catena di distribuzione. Il consumatore non è messo in grado di “riconoscere” il prodotto.
“Stiamo realizzando piani di miglioramento qualitativo degli allevamenti di marchigiana ma dobbiamo misurarci in maniera più efficace con le strategie di posizionamento sul mercato delle carni”. - spiega Andrea Petrini, coordinatore del Consorzio di tutela del Vitellone bianco dell’Appennino centrale – “Negli ultimi cinque anni abbiamo registrato un incremento delle aziende e dei capi prodotti, con un conseguente aumento dei canali di distribuzione, ma il prodotto deve essere ancora percepito in relazione al territorio di appartenenza. L’Igp, infatti, è un requisito che il consumatore dimostra di considerare solo al momento dell’acquisto del prodotto, ma occorre aumentare la percezione del valore aggiunto in un momento precedente, in maniera da consolidare il collegamento fra prodotto e territorio. Per questo occorrono azioni e strategie di promozione e di marketing”.
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In questa direzione il Gal Appennino Teramano, che nell’ultimo anno, ha lavorato per valorizzare la “marchigiana” e favorire la costituzione di una filiera di qualità del prodotto con una serie iniziative che va sotto il titolo de “I piaceri della carne” . “Vogliamo concretizzare in un progetto di cooperazione – dichiara Carlo Matone, presidente del Gal – chiamando a raccolta istituzioni e allevatori. Insieme alla DOP dell’olio Pretuziano e alla DOGC del Montepulciano, l’IGP della carne rappresenta un’eccellenza che può trainare l’immagine di una provincia ricca di qualità”. Il progetto dovrebbe servire a finanziare una serie di azioni per superare le attuali criticità – mancanza di cooperazione e assenza di una strategia di marketing – e ad intervenire direttamente con azioni di promozione. Etichettare i prodotti con i certificati di tracciabilità, renderli riconoscibili al consumatore, informare sulle qualità aggiunte di queste carni allevate con criteri selettivi. Questi gli obiettivi della proposta del Gal che su questi temi vuole costituire un “comitato di lavoro”.

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