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Rossini e il cibo: una sinfonia di sapori.

rossini-bw.jpgSe Rossini non fosse stato quel grande compositore che è stato, la Storia, senza dubbio, lo avrebbe annoverato fra i più grandi gastronomi del XIX secolo. “Ah, l’opera! Un pasto italiano è come un’opera” – scrisse una volta un famoso gastronomo, Waverley Root, riferendosi al rumore dei piatti ed al tintinnio dei bicchieri che producevano note come se un compositore ne avesse concepito il suono. Per lui, Gioacchino Rossini era l’esempio lampante di un uomo “che avrebbe potuto diventare un buongustaio di fama se solo il suo genio musicale non avesse eclissato il suo talento gastronomico.” Sono state scritte fior di biografie di Rossini, per metà fatti reali e per metà leggenda, piene di aneddoti gastronomici. Da ragazzo, scrivono i biografi, a Rossini piaceva molto gustare il vino servito a Messa. Viene riportato inoltre che, alla “Prima” del Barbiere di Siviglia, Rossini elaborò una lunga e dettagliata descrizione per una nuova ricetta di un’insalata che, naturalmente, fu denominata “insalata alla Rossini”. Nella sua biografia del Maestro, Stendhal scrisse che l’aria di Tancredi, “Di Tanti Palpiti”, conosciuta in tutta Europa, non era soltanto l’aria più in voga a quel tempo, ma ci si riferiva ad essa confidenzialmente come “l’aria del riso” poiché Rossini la compose mentre, una volta a Venezia, aspettava che il suo risotto si cuocesse. In maniera similare, si suppone che Rossini abbia concepito l’aria “Nacqui all’Affanno e al Pianto”, in “Cenerentola”, seduto ad un tavolo di una taverna a Roma, circondato da amici che festeggiavano e bevevano. Durante gli anni che il Maestro trascorse a Parigi, egli divenne il musicista più acclamato del suo tempo. I biografi riferiscono della sua amicizia con Antonin Careme, il genio culinario del secolo, che parlava di Rossini come “l’unico che mi ha veramente capito”. 3rossini.jpgA Parigi, Rossini non si lasciò mai sfuggire un’opportunità per assaggiare il tacchino ripieno, che era una delle prelibatezze dell’epoca. Secondo un altro aneddoto, Rossini dichiarò di aver pianto solo tre volte nella vita: la prima sul fiasco della sua prima opera, la seconda quando ascoltò Nicolò Paganini suonare il violino, ed infine quando durante un picnic gli fu servito un tacchino ripieno. L’invenzione del famoso “Tournedos” è diventata una leggenda. Sembra sia accaduto nel Café Anglais di Parigi. Rossini aveva insistito con lo chef per assistere alla preparazione del suo pasto, obbligandolo a prepararlo nella sala da pranzo vicino al suo tavolo. Alle obiezioni dello chef sulle continue interferenze di Rossini, il Maestro replicò: “Et alors, tournez le dos” (“E allora, giri la schiena!”). E fu così che il celebre piatto acquistò il nome di “Tournedos”! Grandi chef hanno dedicato molti piatti a Rossini, , come il “Tacchino ripieno alla Rossini” o il “Filetto di sogliola alla Rossini”. Dedicati a Figaro, il suo immortale personaggio, furono dei pasticcini extra-fini; dedicata alla sua opera “Guglielmo Tell” fu una torta servita in occasione della “prima” a Parigi nel 1829: naturalmente, era una torta di mele decorata con una mela trafitta da una freccia di zucchero. Il famoso libro di ricette scritto da Escoffier, che è divenuto una bibbia culinaria della cucina moderna, contiene talmente tante ricette dedicate al Maestro che si potrebbero completare interi menu. Molte ricette hanno risalito i gradi dell’alta cucina francese, e da lì sono entrate a far parte della cucina internazionale conosciuta in tutto il mondo. La tradizione dice che il Maestro creò svariate ricette lui stesso, fra cui il Risotto al Midollo di Bue, che viene tutt’ora preparato nelle sue native Marche, ed i famosi Cannelloni alla Rossini, ripieni di fois gras. Le caricature parigine del XIX secolo spesso ritraevano Rossini con la siringa da pasticcere, che utilizzava per preparare deliziosi piatti agli ospiti durante le sue serate musical-gastronomiche nella sua casa sulla Chaussée d’Antin o nella sua villa a Passy. Molti riferimenti gastronomici e culinari possono essere riscontrati nelle sue composizioni musicali, nelle quali egli sovente metteva in contrasto l’abbondanza dei ricchi con la fame dei poveri. Valutazioni gastronomiche e banchetti appaiono frequentemente nelle opere di Rossini, da “L’Italiana in Algeri” a “La Cambiale di Matrimonio”, da “Viaggio a Reims” a “Ciro di Babilonia”, fino ad opere poco conosciute e non pubblicate lasciate dal Maestro, come “Peccati di Vecchiaia”, nella quale c’è un’intera collezione di brani per pianoforte, chiamati “Antipasti” (ravanelli, acciughe, burro…) e quattro desserts di frutta secca (fichi, uva, mandorle, noci). Rossini era un gastronomo dai molti gusti.barber.jpg Apprezzava la cucina originaria delle sue native Marche, la cucina italiana, quella francese, e quella internazionale. Da ciascuna, egli traeva ciò che conveniva al suo gusto cosmopolita: si faceva portare le olive da Ascoli, il panettone da Milano, vari tipi di stracchino dalla Lombardia, gli zamponi da Modena, la mortadella ed i tortellini da Bologna, il prosciutto da Siviglia, i formaggi piccanti o fermentati dall’Inghilterra, la crema di nocciole da Marsiglia, ed infine le sardine royal, che gli amici facevano a gara per mandargli. Anche il gusto di Rossini per il vino era di larghe vedute. La sua cantina conteneva di tutto, dal suo vino personale imbottigliato dalle Isole Canarie alle bottiglie di Bordeaux, dal vino bianco di Johannesburg che Metternich gli inviò a Malaga, a bottiglie di raro Madeira, da bottiglie di Marsala al Porto della Riserva Reale che il Re del Portogallo, suo fanatico ammiratore, gli inviò.

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