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La Tuscia: provincia minore…o migliore?

di Giuseppe Lambertucci

tarquinia-etrusca.jpgUn pò di storia
Ci interessiamo questa volta di una regione che è spesso lontana dagli itinerari turistici tradizionali e che invece nasconde inimmaginabili tesori naturali o anche opera del genio umano: la Tuscia, ovvero l’alto Lazio che possiamo identificare con l’area di maggior fioritura della Etruria nella sua compattezza territoriale compresa tra le alture vulcaniche dei monti Cimini, Sabatini e Vulsini in un’unità culturale e storica che tende ad essere più omogenea nella direttrice dei laghi di Bolsena, di Vico e Bracciano.
In epoca etrusca il territorio è stato popolato da numerosi insediamenti individuati dalle necropoli che ci sono pervenute (Tarquinia, Tuscania, Vulci, Civita Castellana, ecc) uniti tra loro da un abbozzo di struttura viaria che poi i Romani consolidano rendendole funzionali per la loro opera di colonizzazione e di controllo: la Cassia verso Firenze, la Flaminia verso Rimini, l’Aurelia lungo il litorale per favorire la fondazione di nuove colonie sul mare.
Nel medioevo la Tuscia, insieme alla Toscana fa parte inizialmente del ducato bizantino passato poi ai Longobardi finché per effetto di successive donazioni, soprattutto di Carlo Magno costituisce il primo nucleo territoriale del potere temporale della Chiesa, possedimenti che vengono amministrati attraverso strutture diverse quali l’affido a reggenti di singole città e piccoli territori o la concessione in feudo di terre alle più eminenti famiglie romane imparentate con i vari papi per garantire fedeltà alla Chiesa e aiuti politici in caso di necessità.
Le lotte tra le famiglie e le fazioni per l’egemonia della regione spesso contrastano con la sovranità dello Stato Pontificio e tentano di sottrarre possedimenti avuti a vario titolo ed è per questa ragione che sorgono città fortificate e singoli castelli di cui si servivano i pontefici stessi per aumentare i loro patrimoni familiari; ad esempio i principi Farnese che rendono la Tuscia un vero e proprio feudo personale.
Solo alla fine del Cinquecento papa Sisto V tenta seriamente di organizzare incisivamente lo Stato ecclesiale ponendo fine alla logica dei gruppi e delle fazioni. Con gli inizi del diciottesimo secolo comincia per tutta la zona un periodo di stasi a seguito del declino del potere temporale del papato fino a quando, con l’affermarsi delle scoperte archeologiche e la diffusione degli scavi della civiltà etrusca, si ha un risveglio di un’identità ritrovata.
In questo nostro viaggio trascuriamo volutamente la parte più turisticamente conosciuta che riguarda la monumentalità della civiltà etrusca di Vulci, Tarquinia, tuscanica, ecc. per dire di località meno note ma altrettanto interessanti perché testimoni di una concezione di intendere la vita tipicamente legata alla moda delle corti signorili del ‘500 e ‘600, vedi alcuni giardini, e il paesaggio su cui queste realizzazioni insistono, spesso povero, aspro ma sempre con un suo fascino particolare.

bomarzo_panoramica450_thumb.jpgBomarzo Sacro Bosco o Parco dei Mostri è un parco giardino dal gusto surreale, monumentale, unico nel suo genere che di mostruoso non ha assolutamente nulla, anzi stupisce per la ricerca della stravaganza (ai limiti dell’orrido), fusione perfetta tra gli elementi naturali ed artificiali; mostri (nel senso latino della parola) sono massi di pietra vulcanica scolpiti sparsi per tutto il parco senza un preciso piano ma seguendo spunti naturali suggeriti dalla fisicitàdel luogo:
bomarzo_giove_ammone.jpgalberi, avvallamenti, piccole alture passeggiando nelle quali si incontrano animali, ninfe, giganti, una galleria di personaggi bizzarri dall’imprecisato significato che ognuno può pensare.
Forse proprio a questo voleva giungere l’eclettico e geniale pensatore-suggeritore che tra l’altro ha fatto incidere questi versi:
”Tu ch’entri qua pon mente parte a parte
e dimmi poi se tante meraviglie
sien fatte per inganno o pur per arte”,
come sembra urlare la enorme bocca spalancata del “mascherone” riferendosi alla varia umanità che entra ed esce dalle sue fauci.

vitorchiano.jpgVitorchiano
Città fedelissima di Roma, ne ha i simboli su numerosi edifici pubblici e privati, può vantare una sua rappresentanza in Campidoglio nelle manifestazioni ufficiali. E’ costruita in posizione spettacolare sopra uno sprone di peperino all’incrocio di due corsi d’acqua che hanno scavato profonde gole con case alte e strette, ristrutturate per un sorprendente movimento di ripopolamento, che però hanno mantenuto inalterato l’aspetto esteriore tanto che passeggiando per le strette viuzze del quartiere medioevale sembra essere tornati al tempo antico; elemento architettonico tipico locale sono i “profferli” scale esterne in pietra sostenute da archi a sesto ribassato che conducono ad un balcone per accedere nell’abitazione. Una interessante e raffinata fontana “ a fuso” si erge sulla piazzetta del palazzo comunale all’interno del quale è custodito un archivio con preziose pergamene del ‘200.
Una bizzarra particolarità è trovare in una piazza, che i cittadini identificano come il centro del mondo, una scultura Moai (proprie dell’isola di Pasqua) omaggio di quella Comunità.
Aggirandosi nella zona è impossibile non concedersi una visita a

civitaoggi.jpgCivita di Bagnoregio
Già definita in mille modi il più melanconico dei quali è nella segnaletica stradale “la città che muore”, sembra essere isolata dal mondo in cima al suo sperone di tufo che può rappresentare la sua rovina se non verranno attuati progetti per la sua salvaguardia. Girovagando per il paese, o meglio di quel che resta, e notando alcuni tentativi peraltro ben riusciti di ristrutturazione si è colpiti da una strana sensazione di dolce impotenza nonostante la voglia di sopravvivere ad una natura triviale.

S. Martino al Cimino
È immersa nel parco del Cimino tra antichi boschi in ambiente affascinante e un pò misterioso come era la caratteristica delle realizzazioni monasteriali; dopo peripezie storiche il complesso conventuale circestense finì nell’abbandono finché donna Olimpia Pamphili, manager antelitteram, ricevendolo in donazione lo trasformò in fiorente centro agricolo che nacque con una particolarità: fu il primo esempio di urbanizzazione attuato prima di essere abitato.
Si diceva che la Tuscia è testimone di una concezione di vita legata alla società nobiliare del ‘500 e ‘600 dei suoi fasti, dei suoi ozi nei giardini e certamente a

bagnaia.jpgBagnaia
Ne è un chiaro esempio Villa Lante dove nulla è per caso nelle forme perfettamente geometriche dettate molto probabilmente dal Vignola che in quel periodo attendeva alla sistemazione del palazzo Farnese a Caprarola.
Furono realizzati ben due acquedotti per fornire d’acqua, che è assoluta protagonista, le realizzazioni idriche e sceniche della villa che scendono degradando lungo il pendio a scandire l’evolversi del tempo: tumultuosa e incontrollabile nella fontana del Diluvio man mano si cheta in un mormorio nella “ età tranquilla” rappresentata dalla fontana dei quattro mori.
Durante il suo percorso provoca giochi, zampilli, anima quasi le sculture delle fontane che sono di basalto piperino e le fa scintillare come fossero di bronzo. Il giardino non è solo una ricreazione per gli occhi ma è da godere anche e soprattutto con la mente perché pieno di simbolismi che sono lo specchio della situazione esistente all’epoca.
Per visitatori goduriosi una vera chicca (da poter realizzare col sistema “fai da te” nel proprio giardino) si presenta davanti alla fontana dei Giganti: la tavola del cardinale, una vasca che serviva come mensa nei banchetti estivi. Su ampi bordi venivano appoggiate le vivande mentre al centro scorreva l’acqua che serviva per rinfrescarsi tra una portata e l’altra; nello stesso tempo l’acqua scorreva anche ai piedi di questo tavolo perché le estremità potessero trarre sollievo dalla calura. Siamo nel ‘500!!! Quando poi osanniamo la modernità e i suoi piaceri!!!

caprarola-palazzo-farnese.jpgCaprarola
Apparentata per ideali artistici e capacità di stupire è la realizzazione che il Vignola elaborò a Caprarola per Alessandro Farnese, poi papa col nome di Paolo III.
Riprendendo progetti di Antonio da Sangallo trasformò quello che originariamente doveva essere un castello a difesa dei possedimenti di famiglia in una residenza di campagna lussuosa e destinata al riposo e ai ricevimenti e a tale fine furono assunti i migliori artisti. Il sommarsi delle piacevolezze che sono nel complesso farnesiano, dalla magia del luogo, ai giardini, al parco, all’architettura possono farci immaginare quale potesse essere a quel tempo l’idea di Paradiso
Per rendere più scenografica la posizione dominante del palazzo, si intervenne nell’urbanistica del paese abbattendo alcune case per avere una strada diritta, costeggiata da dimore gentilizie, in modo che lo sguardo del visitatore non potesse essere distratto e puntasse diritto verso la “magnificenza” dove il potente viveva la sua liberalità tra il sacro e il profano coltivando amicizie e figurando protettore di artisti di indubbia fama che illustrarono gli ambienti della magione e seguirono la sistemazione dei giardini.

Enogastronomia

La Tuscia è terra di sapori dove l’agricoltura è considerata risorsa economica e impegno verso il consumatore dando risalto alla produzione del territorio per rivalorizzare le tradizioni e la cultura per una vita di qualità.
E’ un territorio che fa parte della campagna romana in cui la pastorizia ha rappresentato una delle attività dei popoli del Lazio e quindi ci sono ottimi derivati: agnelli (per l’abbacchio) ma anche ottimi pecorini sia freschi che stagionati oltre al più famoso pecorino romano d.o.p. E’ però ai confini della maremma perciò è normale vedere pascolare allo stato brado massicci esemplari di bovini, dalle caratteristiche lunghe corna ondulate, che, malgrado l’aspetto, forniscono carni saporite e tenere. Naturalmente non mancano animali da cortile e derivati dall’allevamento del maiale.

lago-di-bolsena.jpgIl lago di Bolsena offre anguille e coregone, un salmonide di origine nordica ma che si è ben accasato nelle profonde acque ed offre squisiti filetti.
I terreni di origine vulcanica ad elevato contenuto di potassio offrono una condizione ottimale per la coltura dei legumi; ottimi oli si ricavano da una varietà autoctona di olive, la caninese.
Non bisogna dimenticare la viticoltura che offre vini di una certa importanza (Est! Est! Est!, Aleatico di Gradoli) ma anche di piacevole pronta beva.
Una delizia molto originale sono le “ Carote di Viterbo in bagno aromatico” antica preparazione a base di una varietà di carote di colore viola che vengono fatte essiccare al sole, in agosto, fino ridurle ad un decimo del peso iniziale; quindi si mettono a bagno nell’aceto per alcuni giorni dopo di che si fanno insaporire a caldo in una salsa agro dolce composta da aceto, cannella, chiodi di garofano, noce moscata ed altri componenti “misteriosi”: da usare in accompagnamento del bollito misto o come antipasto con i salumi locali.
Buon appetito!!

Dove mangiare

Ristorante “Il Roscio” Vocabolo Pantaniccio Attigliano
tel +390744994240

Ristorante “ La Piccola Opera” loc. Pallone Vitorchiano
tel. +390761370032

Agriturismo “Parco dei Cimini” strada romana Soriano del Cimino tel.+390761752266

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