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Valsinni (MT) e il parco letterario di Isabella Morra

Chi era Isabella Morra e perchè questa “femminista” ante-litteram ci affascina ancora?

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D’un alto monte onde si scorge il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.
Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma, di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.
Ch’io non veggo nel mar remo né vela

sinni.JPGDalla cima del Monte Coppolo, la fanciulla volge lo sguardo verso il Sinni. Lì è arrivata attraverso un passaggio segreto perché le è impedito lasciare il Castello. Indugia in sogni adolescenti…..
Siamo nella prima metà del XVI sec., ai tempi di Francesco I e Carlo V. Giovan Michele Morra, signore di Favale (l’attuale Valsinni), sceglie la causa della Francia ed è costretto a rifugiarsi a Parigi. Il Castello dei Morra domina il centro abitato di Valsinni… “Suggestivo nell’architettura e imponente nella pienezza delle forme, classico nella fuga dei merli e delle feritoie” così lo descrive Benedetto Croce.
Sotto, nella valle scorre il “torbido Siri” che la fanciulla scruta cercando invano di individuare “il legno paterno”, nella speranza di comprensione. La sua anima sensibile, formata con la lettura dei classici, vive l’emarginazione e la solitudine dei luoghi, la rozzezza dei fratelli quando, all’improvviso, nella sua esistenza appare la figura - più sognata che reale - del poeta spagnolo Diego Sandoval de Castro, signore della Bollita.
Ecco da dove nascono le rime di Isabella, poetessa delicata i cui versi ci ricordano, per molti aspetti, quelli del Leopardi. La sua fine precoce (viene uccisa non ancora trentenne dai fratelli per lavare un’onta mai perpetuata) venne dettagliatamente studiata da Benedetto Croce che fu affascinato della storia triste e dal poetare delicato.

Torbido Siri, del mio mal superbo,
or ch’io sento da presso il fine amaro,
fa’ tu noto il mio duolo al padre caro,
se mai qui torna il suo destino acerbo.
Dilli com’io, morendo disacerbo
l’aspra fortuna e il mio fato avaro,
e, con esempio miserando e raro,
nome infelice a le tue onde io serbo.

Il luogo vale una visita per motivi storici, letterari, paesaggistici e per l’impegno del Comune che ha attivato una serie di iniziative culturali (visite guidate, rappresentazioni teatrali e di Menestrelli, recite, sfilate di costumi dell’epoca) al fine di offrire al visitatore uno spaccato di vita medievale.

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Inoltre, andando in quei luoghi non tralasciate di visitare…….
- Il Parco Nazionale del Pollino, scrigno di tesori naturalistici e storici, è dotato anche di piste da sci.
- Metaponto, patria di Pitagora, custodisce le Tavole Palatine, un Parco archeologico con resti di quattro templi e un importante Museo.
- Il Santuario di Santa Maria di Anglona, edificato in cima ad un colle nel XII secolo, probabilmente sulle rovine di una chiesa romanica del VII-VIII secolo, domina la piana sottostante dove scorrono l’Agri e il Sinni.
- Tursi (V sec.) conserva un originale quartiere arabo, la Rabatana (tana degli arabi), con case abbarbicate su un forte pendio tufaceo.
- Matera, che sorge su aspre rocce tufacee, offre la sua storia attraverso i Sassi, dichiarati dall’Unesco nel 1993, Patrimonio dell’Umanità.

antonio-albino.jpgE, se decidete di recarvi al mare, a Policoro magari, entrate nel piccolo laboratorio di Antonio Albino, un incredibile scultore del legno. Egli cerca, scopre e staglia, nei giganteschi tronchi dell’ulivo, la forza vitale, i segni, la storia umana con le sue passioni e ce li trasmette con la semplicità, l’umiltà, la forza e la serenità di cui sono capaci solo gli artisti che hanno raggiunto la comprensione del senso della vita. Bottega: Via Lazio, 22 - Policoro (MT) +390835 972332

Deliziamoci ora con alcuni prodotti tradizionali lucani

I latticini
Pascoli incontaminati ricchi di erbe profumate contribuiscono ad esaltare il sapore dei formaggi locali: ricotte e cacioricotte, treccine, mozzarelle, caciocavalli, scamorze al burro e burrate, caprini avvolti in felci, giuncate e tume, pecorini sono ancora prodotti con metodi artigianali ed evidenziano un’arte casearia di grande tradizione.

I peperoni di senise

peperoni.JPGIn un’area interna della Basilicata, tra il Lagronese ed il Metapontino, cresce il peperone di Senise. La fertilità del terreno, la concimazione organica e l’essiccazione diretta al sole ne fanno un prodotto inimitabile che fa mostra di sé, trasformato in collane rosse e verdi, nei banchetti lungo le strade.
Contiene vitamine C-D-E-K-PP (utili per gli apparati respiratorio e cardio-circolatorio, per la riduzione del colesterolo, per prevenire l’arteriosclerosi), diversi sali minerali e sostanze oleose come la capsicina che gli conferiscono il tipico sapore piccante. Di recente il peperone di Senise ha ottenuto dalla Comunità europea l’identificazione geografica protetta.

Il pane di Matera
Il tradizionale pane di Matera detto “sckuanèta” o “pane alto” è produzione molto diffusa fra i panificatori materani. In origine veniva confezionato in forme di grandi dimensioni (fino a 5 kg), e cotto in forni di pietra alimentati da legno di quercia, secondo i metodi della panificazione domestica. Venivano utilizzati solo grano duro della qualità “Cappelli”, la principale varietà di frumento coltivata nelle campagne materane, sale e lievito naturale.Grazie a questa varietà di grano, particolarmente adatta per la panificazione, esso acquistava caratteristiche di porosità, di conservazione del colore, del sapore e della freschezza tali da consentirne l’uso da parte dei pastori nei lunghi periodi della transumanza al seguito delle greggi.

La pasta
I gusti e i sapori di un tempo si ritrovano nelle intramontabili paste fresche, trafilate in bronzo per conservare la naturale ruvidità e porosità. Le forme tradizionali della gastronomia lucana continuano a vivere nelle ricchietelle, orecchiette, nei maccaroni a ferrett, fusilli ai ferri, nelle strascinate, nei cavatiedd, cavatelli, nelle scorze di mandorle, paste integrali nella variante in verde.

L’olio extravergine d’oliva
Qui l’olivo si coltiva senza usare trattamenti antiparassitari ottenendo così un olio altamente genuino e gustoso. Il metodo di lavorazione è quello “tradizionale”, cioè della spremitura a freddo, per cui l’olio non perde nessuna delle sue qualità organolettiche conservando profumo e sapore originari. Le olive vengono raccolte a mano, depositate immediatamente nei frantoi e trasformate entro le 24 ore, al fine di ottenere un olio dal gusto fruttato intenso e con bassissima acidità.

I fagioli di Sarconi
Nel piccolo paese dell’Alta Val D’Agri si coltivano fagioli cannellini e borlotti che hanno la particolarità di avere di una buccia così impalpabile da cuocere “a prima acqua”, cioè rapidamente e che hanno per questo, oltre che per la prelibatezza, meritato la Igp.

melanzana-di-rotonda.jpgLa melanzana di Rotonda
Talmente piccola e rosata da assomigliare ad un pomodoro è apprezzata per il sapore lievemente piccante ed esotico. Viene utilizzata solo raramente fresca ed è l’ideale per preparare sottoli e sottaceti in quanto ben si adatta alla trasformazione agroindustriale.

Le erbe officinali
In Basilicata da sempre le erbe aromatiche e officinali sono state coltivate con cure sapienti e selezioni mirate in ambienti naturali intatti, sia nelle aree litoranee che nelle alte vallate.
Le piante più diffuse destinate ai settori agro-alimentare, erboristico, farmaceutico e cosmetico sono: camomilla, malva, origano, rosmarino, salvia, alloro, menta, timo, genzana, liquerizia, ginepro.

E. . .
Uva, pesche, fragole, albicocche, agrumi e ortaggi e tutto quanto la natura può offrire per il piacere dei nostri palati…

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