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“Otello” riscatta il Lambrusco sull’asse Italia Giappone.

lambrusco-214.jpgIl Lambrusco è un vino discusso, molto amato nell’Emilia, anche se con varie distinzioni e non abbastanza considerato fuori dal proprio territorio (la zona delle Doc comprende Modena, Reggio Emilia, Mantova).
I francesi, che di vino se ne intendono, hanno cercato di elaborare questo frizzante naturale a casa loro, ma non sono riusciti ad imitarlo. Forse è anche per questa sfida che molti produttori nostrani lo hanno voluto migliorare incontrando sempre di più il favore dei consumatori.
Da qualche tempo si parla dell’Otello Nero di Lambrusco, un Igt prodotto dalla famiglia Ceci di Torrile, vicino Parma. Ha messo d’accordo tutti i più raffinati esperti e redattori di guide specializzate fra cui: Vini d’Italia 2007, Duemilavini, Annuario dei Migliori Vini Italiani 2007, lo hanno citato Luca Maroni, Paolo Massobrio, Davide Paolini e sta mietendo successi e raccogliendo premi nelle manifestazioni.
Siamo fuori dalla zona a Denominazione di Origine Controllata, ma come si deve sapere l’acronimo Doc garantisce per una qualità di base e non rappresenta il meglio assoluto.
Ho avuto il piacere di degustarlo, insieme al suo “papà”, l’enologo e produttore Alessandro Ceci, approfittando di una visita alla vicina Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana, a metà novembre scorso.

Ringrazio Carla Soffritti che mi ha procurato questo incontro in azienda: la conoscenza diretta dei simpatici ed intraprendenti fratelli e cugini Ceci mi ha consentito di approfondire diversi aspetti.
La presentazione in elegante bottiglia e grafica dà subito l’idea di trovare un prodotto importante, si notano la corposità del vino durante la mescita, il suo violaceo, vigoroso e compatto spumeggiare; gli intensi e vinosi profumi, i sentori di lamponi more e altri frutti di bosco si liberano nella sala e si percepiscono anche a distanza.

lambrusco-otello-bis-219.jpgScatto alcune foto al calice e prendo tempo, il colore scurissimo del vino ed il viola della spuma sono un’attrazione ed un godimento che preparano con benevolenza alla degustazione, preferisco attendere un pò.
Al palato si apprezza la pastosità del vino e la sensazione di pungente, data dall’anidride carbonica che massaggia le papille gustative, i forti tannini sono compensati da un tenore zuccherino volutamente più elevato, la gradazione alcolica è di 11,5.
Si rispecchiano le caratteristiche tipiche del Lambrusco della varietà Maestri utilizzato in purezza, il vigneto è coltivato in collina a 350 metri.
“Otello”, dedicato al nonno fondatore dell’azienda, si può fregiare del giudizio conseguito al recente Meran Wine Festival: essere fra i 270 vini migliori d’Italia, Massobrio lo riconosce addirittura fra i primi 100. Superbi risultati considerando che la nostra penisola vanta oltre 280.000 aziende vitivinicole.

lambrusco-nakata-228.jpgMa questo Lambrusco piace anche in Giappone, il loquace ed entusiasta Alessandro racconta anche dell’amicizia con Hide Nakata, calciatore giapponese di successo in Italia che proprio a Parma, ha saputo apprezzare la qualità dei tanti prodotti locali. Qui è nata l’idea di confezionare il vino con immagine ad effetto per il suo paese, un pò kitch forse, con scritte in ideogrammi ed in italiano. Il nome? Bacio, per attrarre le attenzioni del pubblico femminile desideroso di affetto e buon vino, ma anche dei tanti estimatori del Made in Italy. nel paese del Sol levante.

Il canale di vendita attraverso il sito internet di Nakata ha avuto successo: una prima partita di 16.000 bottiglie si è esaurita in un’ora di promozione, mille sono state riservate al ristorante migliore di Tokio che ha creato appositi menù. Altre 20.000 bottiglie sono partite, ma la richiesta di 300.000 non è possibile evaderla. Per fare questo vino occorre molta uva e per produrla ed impiantare viti occorre molto tempo.

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