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Vino

VinoClic è partita

VinoClic, la concessionaria pubblicitaria esclusivamente rivolta al settore Wine & Food è partita. Lo so, probabilmente è un argomento - la pubblicità - che interessa pochi di voi ma non posso fare a meno di dedicare qualche parola a questo inizio "dei giochi" che ho fortemente voluto e che è costato molti sforzi, sacrifici e rinunce. Sono infatti convinto che fosse necessario dare un impulso serio e preciso al mercato pubblicitario online e visto che ognuno fa quel che può, ho pensato di fare la mia piccola parte in questo nostro settore del vino e del cibo che forse soffre, più di altri, una certa arretratezza tecnologica.

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I trucchetti della pubblicità online, se li conosci li eviti

Mi autocito, segnalando a tutti coloro che abbiano già iniziato ad investire in pubblicità online o stiano solo prendendo in esame la possibilità di farlo, questo articolo piuttosto tecnico ma di facile lettura, appena pubblicato sul blog di VinoClic, la neonata concessionaria di pubblicità online, specializzata nel settore Wine & Food.

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Titanic

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Fino a che punto pensiamo che la tecnologia possa introdursi in cantina per migliorare o modificare il processo di trasformazione del mosto in vino? E' ammissibile la chimica? Mi sembra opinione diffusa di no, se si eccettua l'inevitabile e sperabilmente oculato impiego di anidride solforosa. Perché riteniamo più accettabile la fisica, attraverso il controllo della temperatura di fermentazione, che determina entro pochi gradi di differenza profili aromatici completamente diversi dei vini prodotti, soprattutto se in abbinamento con i lieviti giusti? Osmosi inversa e concentratori sono per noi farina del diavolo o un segno di progresso?

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Intervista a Ricci, un'occasione persa per fare chiarezza

Come promesso alcuni giorni fa, abbiamo appena pubblicato l'intervista a Franco Maria Ricci, Presidente Ais Lazio e Direttore di Bibenda. Peccato. Peccato perché a mio avviso Ricci ha perso un'altra delle molteplici occasioni che ha avuto - e non ha mai raccolto - di poter fare finalmente chiarezza sulle reali e concrete motivazioni che hanno portato all'esclusione dall'ottava edizione della Guida Duemilavini di numerose aziende, anche aziende premiate in precedenza. Chiarezza che non solo è dovuta alle aziende escluse dalla guida quanto - e soprattutto - ai soci Ais che credono nel lavoro dell'Associazione e desiderano che il prestigio e la credibilità della Guida Vini che li rappresenta non vengano in alcun modo intaccati.

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La trinità del vino strizza l'occhio a Vespa

Oggi ho ricevuto questo comunicato dalla trinità del vino: Ais Roma, Bibenda, Duemilavini.

"Martedì 5 Dicembre 2006 alle ore 18,00 l’Associazione Italiana Sommelier Roma veste di paillettes sfavillanti la sua splendida sede del Parco dei Principi. Una straordinaria degustazione vedrà un’infilata di etichette da capogiro; saranno presenti i più illustri Produttori italiani e proporranno i loro vini migliori per accompagnare la presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa, L’Italia Spezzata. In questa occasione di incontro tra culture, quella vinicola e quella letteraria, il grande giornalista e scrittore riceverà il titolo di Sommelier Onorario di Associazione Italiana Sommelier."

Chissà se Vespa - ho pensato tra me e me - dopo essere stato insignito dell'onorificenza dell'Associazione ricorderà ancora di essere un giornalista e farà due domande di quelle giuste al buon vecchio Ricci. Che stipido che sono, probabilmente Vespa, con tutto quel che ha da fare, non sa nulla di quanto accaduto negli ultimi mesi.

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Il vino dei Bolgger - capitolo 2: Chianti Classico Poggio Gherardo

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L'etichetta recita "Poggio Gherardo Chianti DOCG", imbottigliato da C.S.C. - S.C.A.R.L. Tavernelle Val di Pesa, Firenze.

Versato il vino nel bicchiere, il colore appare di un bel rubino brillante, anche se non molto carico. Il naso attacca con profumi tipici di viola, sottobosco ed un pizzico di liquirizia; non si sentono fortunatamente influenze legnose, passibili di sospetto truciolaggio.

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Il vino dei Blogger - capitolo 2: Chianti Classico Poggio Gherardo

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L'etichetta recita "Poggio Gherardo Chianti DOCG", imbottigliato da C.S.C. - S.C.A.R.L. Tavernelle Val di Pesa, Firenze.

Versato il vino nel bicchiere, il colore appare di un bel rubino brillante, anche se non molto carico. Il naso attacca con profumi tipici di viola, sottobosco ed un pizzico di liquirizia; non si sentono fortunatamente influenze legnose, passibili di sospetto truciolaggio.

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Hocus Pocus, occhio malocchio......

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Quale aspetto aborro della biodinamica e di altre para-fanta-scienze?

Questo! (link)

"Secondo Joly, una ricercatrice danese aveva fatto una cristallizzazione sensibile del vino contenuto in una bottiglia con etichetta e relativo codice a barre e poi del vino di una bottiglia dello stesso lotto, ma senza etichetta e quindi senza codice a barra. Stranamente i risultati delle due cristallizzazioni furono diversi: si avevano più forze vitali nella bottiglia senza codice a barre, pur avendo lo stesso vino. Nella presentazione dell'articolo si spiega che, per disattivare le influenze negative del codice a barre, basta rompere lo stesso codice con un coltello o qualche altro oggetto appena acquistata la bottiglia di vino."

Luk

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Latito ma son qui dietro le quinte

Su usenet si dice "lurkare", guardare e non toccare o giù di lì. Già, in questi giorni sto latitando ma sono qui dietro le quinte a godermi lo spettacolo.
Il fatto è che alle consuete attività di gestione del piccolo gigante buono alias TigullioVino.it (a propò, vi piacciono le micromodifiche alla homepage ?), sto dedicando parecchie energie ai contatti con gli inserzionisti per VinoClic ed all'imponente progetto di ristrutturazione di Vinix verso il "social networking" - poi vi spiego meglio cos'è - sulla base di quanto scritto qui e di quanto molti di voi hanno avuto la bontà di suggerirmi via e-mail. Tutte attività che richiedono in questo momento il mio massimo impegno. Nonostante questa cronica mancanza di spazi e di tempi per rilassarsi, qualche flash veloce volevo proporvelo.

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I vini da inchino

Quando parliamo di vino, è sempre bene tener presenti due presupposti. Da un lato stiamo parlando di una cosa "leggera" e quindi che deve essere associata ad un momento di piacere o, se non altro, di relax se possibile. Dall'altro parliamo di una cosa estremamente soggettiva e quindi, quel che piace a me può ben far schifo a te e non ci piove. Saltuariamente - sempre più di rado purtroppo - mi capita tuttavia di imbattermi in una particolare categoria di vini che mi fanno ricordare come sia possibile andare oltre il buono oggettivo o soggettivo: sono vini che potremmo classificare come "vini da inchino".

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